Addio al Maestro Camilleri

Se n’è andato così.

Con un grande baccano, lasciando un enorme vuoto. Con quell’ultimo romanzo di Montalbano nel cassetto, il suo Riccardino, scritto oltre un decennio fa. Andrea Camilleri era senza dubbio il più grande scrittore italiano vivente. Un’icona, un modello da seguire. Camilleri si pone come ultima stazione di un percorso più lungo e articolato, ancora non terminato però. Tutto da costruire. Stazione, dico, non un punto di partenza, non di arrivo, ma di passaggio. Un percorso che è stato iniziato più di un secolo fa. Verga, Pirandello, Martoglio sono solo alcuni dei nomi che ben si collegano alla figura del Maestro.

Oltre cento libri pubblicati, con diversi editori. La reinvenzione del romanzo storico, il riscatto dei gialli e del dialetto. Un cuntastorie, Tiresia negli ultimi anni, con la cecità, Omero forse. Uno scrittore che avrebbe meritato il premio Nobel, che non ha mai ricevuto il premio Strega. Forse perché scriveva in dialetto, anzi in una lingua inventata? Perché quello dei gialli è stato un genere snobbato per tanti anni dalla critica nazionale? Eppure, è stato insignito del riconoscimento più grande, più prezioso. L’amore del pubblico. Un pubblico nazionale, non solo meridionale, come potrebbe far pensare l’uso del siciliano, ma che valica persino i confini italiani.

Io c’ero quella sera, quell’indimenticabile sera al teatro greco di Siracusa. Ho ascoltato, visto e apprezzato con gli occhi pieni di emozione uno spettacolo irripetibile, che purtroppo in televisione perde gran parte del suo fascino. Le conversazioni su Tiresia. Sarà stato il luogo, l’atmosfera, l’eternità della pietra, la sua voce rauca, le parole taglienti, ironiche e poetiche, la presenza dei suoi personaggi nel pubblico, Zingaretti e Riondino, i due Montalbani, lo scroscio dell’acqua della grotta del Ninfeo, il mal di schiena, l’umidità, ma quella serata resterà per sempre impressa nella mia memoria. Quella serata che ha rappresentato il testamento spirituale di Camilleri.

Mi auguro di rivedervi tra cent’anni, aveva detto alla fine di quella serata, con un sorriso saggio, ma emozionato. Sono certo che sarà così.

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